Cassazione - Cartella clinica incompleta: l'onere della prova è invertito?
08 aprile 2016
Con sentenza 6209 del 31 marzo 2016, la Terza Sezione Civile della Cassazione cassa la sentenza della Corte d'Appello che non aveva ritenuto di condannare il personale sanitario, non avendo ravvisato particolari negligenze.
La Cassazione ritiene invece che il Giudice del merito abbia errato valutazione laddove non ha tenuto conto della tenuta irregolare della cartella clinica.
Essendo la responsabilità medica, al momento, riconducibile nell'alveo della responsabilità ex art. 1218 c.c., sono il professionista e la struttura sanitaria a dover fornire la prova del corretto adempimento. La Corte evidenzia la centralità della cartella clinica e censura l'operato dei Giudici del merito, "colpevoli" di aver "abusato" della prova presuntiva in presenza di una documentazione incompleta. Si tratta di un documento fondamentale per la ricostruzione sia del profilo soggettivo che di quello causale. Grava inoltre sul convenuto l'onere della corretta tenuta dell cartella, dalla cui violazione discende una lesione per il paziente-attore. In altre parole, in ossequio al principio di vicinanza della prova, secondo la sentenza in oggetto, le omissioni documentali da parte di chi aveva l'onere di provvedere alla corretta tenuta della cartella clinica non possono tradursi in un'inversione dell'onere probatoria a danno del paziente.
La sentenza è disponibile al seguente link:
Cass., III, sent. 31 marzo 2016 n. 6209, Pres. Vivaldi, Est. Sestini
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